Scopriamo la disprassia!

la disprassia è un disturbo della coordinazione motoria che rende difficile progettare e portare a termine sequenze di azioni motorie. Le persone affette da disprassia manifestano goffaggine nei movimenti, impaccio e una compromessa autonomie di vita quotidiana.

Che cos’è la Disprassia?

La disprassia è un disturbo multisistemico, cioè che può compromettere varie abilità in diversi ambiti. Riguarda non solo la capacità di coordinazione motoria ma anche le prassie, ovvero le abilità di vita quotidiana laddove gli atti motori sono organizzati per un preciso scopo ed obbiettivo. Tale difficoltà quindi è relativa non solo all’esecuzione di schemi motori, ma comporta anche una difficoltà a rappresentarsi, programmare ed eseguire atti motori complessi come allacciarsi le scarpe o andare in bicicletta.
goffaggine disprassia
Come si traduce tutto questo nella vita quotidiana? Non solo è presente goffaggine motoria, impaccio, difficoltà nell’ autonomia, ma può essere presente una difficoltà di rappresentazione mentale e quindi a livello del pensiero astratto, della capacità di mentalizzazione e simbolizzazione o deficit in alcune funzioni più complesse di integrazione superiore delle informazioni (Funzioni Esecutive).
Riassumendo si evidenzia con:

  • Mancata acquisizione di abilità e competenze;
  • strategie motorie povere e goffaggine;
  • ridotta capacità di rappresentarsi l’oggetto su cui agire l’azione (deficit di rappresentazione);
  • difficoltà a coordinare ed ordinare in serie i relativi movimenti semplici per uno scopo (deficit di programmazione);

Non è semplice rilevare alcuni sintomi perché generalmente il bambino disprattico è anche un bambino molto intelligente che però manifesta una discrepanza tra le abilità verbali e la capacità di operare con il corpo e muoversi nell’ambiente circostante.

Quali sono i sintomi più evidenti?

allacciarsi le scarpe con la disprassiaSi tratta di una difficoltà che ha una base neuropsicologica molto spesso correlata alla presenza di familiarità o ad eventi pre, peri o post-natali. I bambini con disprassia spesso presentano:

  • un ritardo nella stabilizzazione della dominanza manuale;
  • ritardo nell’acquisizione delle tappe dello sviluppo motorio(gattonamento e deambulazione acquisite in ritardo);
  • disordini dello schema corporeo (difficoltà a livello spaziale);
  • difficoltà di equilibrio (inciampa e cade spesso);
  • difficoltà di coordinazione fine-motoria (disegno, allacciarsi i bottoni, tirare su la lampo, usare coltello e forchetta);
  • difficoltà di coordinazione grosso-motoria (saltare, andare in bicicletta, ecc.);

Come effettuare la diagnosi?

Le Funzioni Esecutive sono le funzioni umane più complesse che consentono al bambino di ragionare e risolvere problemi, effettuare delle scelte, esercitare l’autocontrollo, essere creativi e flessibili, trovare soluzioni diverse, adattarsi al mutare delle condizioni ambientali o al sopraggiungere di nuove informazioni. Tali abilità spesso risultano carenti nei bambini con Disprassia come anche nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) o nei Disturbi Specifici di Apprendimento.
Nella Disprassia infatti si rilevano deficit sia nelle funzioni di base, quali percezione, rappresentazione, azione, che consentono di apprendere qualsiasi atto motorio complesso, sia nei processi di controllo (autoregolazione, controllo e integrazione).
Molto spesso si presentano disturbi emotivi, in comorbidità con il disturbo motorio-prassico, quali ansia, insicurezza, bassa autostima, oppositività, ritiro sociale, difficoltà di relazione con i pari che sono espressione del forte disagio vissuto dal bambino che si rende conto delle sue difficoltà. E’ come se il bambino si rendesse conto della discrepanza tra “come ha pensato di fare una cosa” e “come l’ha fatta”.
Per questo è fondamentale una osservazione completa di tutte le aree di sviluppo unitamente alla comprensione dei contesti, come scuola e famiglia, in cui vive il bambino per arrivare ad una diagnosi e ad un progetto di terapia più integrato e mirato.

Quali sono le difficoltà che si possono rilevare nella vita quotidiana?

Possono essere compromesse le capacità di rappresentazione spaziale, temporale e sequenziale, con conseguenti difficolta di:

  • orientamento nell’ambiente circostante,
  • orientamento nel tempo (uso dell’orologio e percezione dello scorrere del tempo),
  • elaborazione sequenziale delle informazioni (per esempio giorni della settimana, mesi dell’anno)
  • e di organizzare step successivi per il raggiungimento di un obbiettivo (capacità di pianificazione).

Alcuni bambini non riescono infatti ad esempio a programmare le attività quotidiane come i compiti a casa, ad organizzare la cartella, a tenere presente per esempio più informazioni in contemporanea (come quando viene richiesto di comprendere un testo o scrivere) o risolvere un problema che implica più passaggi. Nelle autonomie di vita quotidiana spesso è presente difficoltà nell’andare in bici, nel vestirsi o svestirsi o nel tagliare la carne con coltello e forchetta.

Com’è difficile abbottonarsi la camicia! Nel video che segue vengono messi a confronto due ragazzi, uno affetto da disprassia e l’altro no.
thanks to: canchild.ca

Il ruolo dell’educatore

educatore nella disprassiaAll’interno di un progetto terapeutico di un ragazzo/a con disprassia, il lavoro domiciliare dell’educatore ha l’obiettivo di applicare, concretamente in tutte le aree della vita quotidiana, le competenze acquisite in terapia.
Il lavoro dell’educatore ha quindi come focus primario l’autonomia del ragazzo:

  • nell’area dell’apprendimento, con l’acquisizione di un metodo individuale e di una serie di strumenti d’ausilio all’autonomia e alla serenità scolastica (sussidi informatici veri, mappe, formulari etc…),
  • nell’utilizzo pratico del denaro
  • nell’utilizzo dell’orologio,
  • nella pianificazione delle attività di vita quotidiana, sia scolastiche che domestiche,
  • negli spostamenti e quindi anche nell’utilizzo dei mezzi pubblici.

In secondo luogo l’educatore è un facilitatore dei processi di socializzazione; spesso le fragilità emotive di un ragazzo con disprassia si manifestano come difficoltà ad entrare in contatto con il mondo esterno, per cui in pre-adolescenza e in adolescenza si verifica una grande difficoltà a fare degli investimenti emotivi che includano la presenza dei coetanei (attività sportive, artistiche, scout … ). L’educatore si inserisce cercando di attivare una rete di attività e frequentazioni per evitare il processo di isolamento sociale che spesso si verifica in adolescenza, favorendo l’emersione delle risorse e delle inclinazioni del singolo ragazzo.
E’ per questo motivo che il progetto “FARE INSIEME” propone attività di gruppo e laboratori per sviluppare le autonomie e la socializzazione laddove il gruppo rappresenta uno spazio elettivo per la sperimentazione sociale (consulta il nostro calendario).