
Quando può essere utile consultare uno psicologo? Come capire se qualcosa non va?
Non è facile pensare che il proprio bambino si trovi in una situazione di difficoltà, è piu facile pensare che si tratti solo di un momento, e che “con la crescita passerà tutto”. Ma è importante agire prima che il perdurare del
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Il prendere in considerazione tali segnali è già un primo passo verso l’accettazione e la ricerca di una soluzione ottimale per il bambino e per la famiglia intera.
Oltre alle difficoltà legate al percorso evolutivo, ci sono anche altri eventi della vita che si riflettono sui bambini: tutti gli eventi luttuosi o tramautici, le separazione da persone amate, ma anche le ripercussioni che le attuali modificazioni delle classiche strutture familiari (tra separazioni, divorzi, e famiglie allargate) hanno sui bambini, richiedendo loro una notevole capacità di orientarsi nel mondo esterno e di affrontare nel loro mondo interno stati emotivi a volte caotici.
problema conduca a situazioni più gravose. I segnali di disagio di un bambino sono raramente comunicazione dirette, quanto piuttosto delle manifestazioni sintomatologiche che si esprimoni su vari livelli. Si potranno esprimere su un piano comportamentale (aggressività, disturbi della condotta, ripiegamento su
di sé), su un piano fisico (cefalee, mal di pancia, enuresi/encopresi di cui si escluda causa organica), o ancora sotto forma di ansie, fobie, rifiuto e difficoltà scolastiche, disturbi dell’alimentazione, e del sonno.
Questi sono segnali che vanno presi in considerazione dai genitori per capire se c’è effettivamente qualcosa che non va e se il bambino sta cercando di comunicare il suo malessere.
Il prendere in considerazione tali segnali è già un primo passo verso l’accettazione e la ricerca di una soluzione ottimale per il bambino e per la famiglia intera.
Oltre alle difficoltà legate al percorso evolutivo, ci sono anche altri eventi della vita che si riflettono sui bambini: tutti gli eventi luttuosi o tramautici, le separazione da persone amate, ma anche le ripercussioni che le attuali modificazioni delle classiche strutture familiari (tra separazioni, divorzi, e famiglie allargate) hanno sui bambini, richiedendo loro una notevole capacità di orientarsi nel mondo esterno e di affrontare nel loro mondo interno stati emotivi a volte caotici.
Le problematiche manifestate dal minore posso essere svariate:
difficoltà di separazione dalle figure genitoriali
ansie e disarmonie nella relazione precoce madre-bambino
disturbi dell’alimentazione
disturbi del sonno
problemi nel controllo degli sfinteri
disturbi psicosomatici
fobie e ansie eccessive e limitanti
problemi relazionali (es. eccessiva timidezza, tendenza all’isolamento, aggressività etc.)
difficoltà di socializzazione
difficoltà di linguaggio
difficoltà di attenzione o apprendimento
iperattività
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La valutazione psicologica
La valutazione ha come scopo, quello di comprendere e delineare la situazione dalla quale si può partire con un lavoro sinergico tra la famiglia e l’equipe del centro.
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Il percorso di valutazione psicologica prevede i primi tre incontri con i genitori, in cui l’obiettivo è la conoscenza approfondita della storia del bambino e del contesto in cui è inserito, solo in seguito a questa prima fase si procederà alla valutazione del bambino. Durante la valutazione, oltre all’osservazione del comportamento e del gioco possono essere somministrati test psicologici che consistono in giochi o disegni da realizzare.
La psicodiagnosi comporta un percorso di conoscenza in cui vengono indagate diverse aree comportamentale, emotiva e relazionale, fare diagnosi, in questa ottica, diventa uno degli aspetti più importanti per definire una adeguato progetto terapeutico
Se dalla valutazione psicologica effettuata con il bambino emergono sofferenze più significative e strutturate o il disagio influisce sul normale svolgersi della vita familiare e scolastica, è necessario intraprendere una psicoterapia dell’età evolutiva al fine di ridurre i sintomi e curare il disagio.
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