Cos’è la disprassia verbale?

Ultimamente sempre più spesso si sente parlare della Disprassia Verbale (DVE), ma cos’è? È un Disturbo del sistema nervoso centrale che comporta difficoltà di programmazione dei movimenti articolatori necessari alla produzione dei suoni.
L’esito e una difficoltà di articolare insieme i suoni e di ordinarli nella giusta sequenza per formulare parole e frasi.
In caso di disprassia primaria non esiste una causa conosciuta, tuttavia è accertato che la DVE non è dovuta a deficit, ad altri danni delle vie motorie centrali che controllano il movimento o ad anomalie dell’apparato fonoarticolatorio.
Spesso il bambino con disprassia verbale può produrre correttamente suoni isolati, e non sempre su comando intenzionale (dissociazione automatico/volontaria) ma con grande difficoltà le sillabe, le parole e le non -parole. Ad esempio può saper dire « mamma » in modo automatico vedendo la mamma ma non se gli viene richiesto.
Il profilo delle abilità motorio-prassiche di questi bambini evidenzia spesso cadute specifiche marcate sia rispetto alla coordinazione del movimento (schemi motori di base) che in ambito prassico ovvero nelle competenze adattive.

Le 10 cose a cui dovremmo prestare attenzione

  1. Familiarità per DSL;
  2. Problemi pre – o perinatali Prematurità o immaturità e basso peso;
  3. Marcato ritardo nello sviluppo della produzione verbale (dove presente);
  4. Problemi di alimentazione: selettività alimentare e deficit nella masticazione/deglutizione (in particolare nei casi in cui si associa DVD + CAS);
  5. Abilità manuali grossolane e carenti;
  6. Assenza della lallazione e del babbling (se presente, poco variegato);
  7. Ritardo nella deambulazione autonoma verso o dopo i 15 mesi; ipotonia degli arti superiori;
  8. Difficoltà nell’organizzazione e pianificazione di movimenti dell’apparato bucco-linguo-facciale;
  9. Difficoltà nell’organizzazione del gioco, in particolare rispetto a sequenze di gioco simbolico;
  10. Difficoltà a eseguire lunghe istruzioni verbali; comorbilità con disturbi dell’attenzione (deficit dei meccanismi di controllo).

Quale la terapia piu’ mirata?

La Disprassia verbale è un disturbo caratterizzato da un serio deficit che investe i meccanismi di integrazione delle informazioni sensoriali: i bambini con disprassia presentano un deficit nei feedback che guidano ed anticipano l’azione motoria (problema associativo), verbale e non verbale, causando errori instabili ed una difficoltà al rendere automatici quei movimenti articolatori necessari alla produzione verbale e alla coarticolazione all’interno di suoni singoli, parole più o meno complesse e frasi, così come avviene nel “linguaggio motorio”, in cui si evidenzia una specifica difficoltà nell’apprendimento di schemi ed atti motori in sequenza ,e pertanto il trattamento deve essere specifico attraverso diverse tecniche che vengono generalmente utilizzate in integrazione tra loro all’interno di un ottica multisistemica (metodo integrato Sabbadini- AMI) che non escluda alcun canale, al fine di poter meglio sostenere il bambino nella comunicazione e nel movimento. Tra i sistemi e le tecniche più utilizzate quindi ci sono:

  • Approccio Multisistemico Integrato-Sabbadini (Vd. Sopra)
  • SISTEMA PROMPT;

  • Oral Motor Therapy;
  • CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa);
  • Metodo Zora.

In che modo il linguaggio e’ correlato alle abilita’ motorie?

abilità motorie
Generalmente il bimbo con disturbo del linguaggio presenta spesso delle cadute specifiche nella coordinazione motoria e/o nelle abilità prassiche:

  • a livello di equilibrio,
  • movimenti degli occhi,
  • sequenzialità (attenzione, memoria di lavoro, pianificazione, funzioni esecutive),
  • motricità fine (in particolare nella microsequenzialità delle dita),
  • nel disegno (disegno immaturo, povero, non ben pianificato e/o organizzato)
  • o nelle abilità prassico costruttive,
  • con delle ripercussioni in ambito emotivo (disturbo d’ansia, ipereattività emotiva, disturbi dell’umore).

E’ quindi fondamentale poter osservare il bambino nella sua globalità anche rispetto all’ambito delle funzioni esecutive che sono fortemente coinvolte nei quadri di disprassia generalizzata, di disprassia verbale o di disturbo del linguaggio con componenti disprattiche.
Per questi bambini affinché un compito diventi automatizzato e quindi rientri in una procedura automatica ci vuole davvero costanza, pratica, fatica e perseveranza, pensiamo quindi a quanto diventi peculiare e di fondamentale importanza l’autoregolazione e tutto ciò che di emotivo ed esecutivo c’è intorno a questo.
Innanzitutto quando parliamo di funzioni esecutive stiamo parlando di:

  • allerta (in stato di quiete ed in attivazione ),
  • attenzione (selettiva e sostenuta al compito nonché specifica rispetto alla tipologia di prova proposta, visiva, uditiva, tattile-cinestesica, spaziale etc…), memoria di lavoro, inibizione (autoregolazione),
  • shifting attentivo (capacità di passare da un compito ad un altro).

L’autoregolazione, strettamente connessa al sistema attentivo, è l’insieme dei processi che permettono all’individuo di svolgere attività con un preciso scopo. La regolazione di sé implica la modulazione di pensieri, stati affettivi, del comportamento e del livello di attivazione mediante l’uso di meccanismi specifici.
I nostri processi di autoregolazione sono attivati quando non è possibile mettere in atto uno schema automatizzato o quando il raggiungimento di un obiettivo richiede l’utilizzo di schemi più complessi. Nella vita adulta ne è un esempio imparare a guidare la macchina: inizialmente richiederà uno sforzo in termini di attenzione ed organizzazione (pianificazione e controllo) per poi divenire un’attività automatica.
Le componenti cognitive ed emotive sono tra di loro correlate ed agiscono in modo sinergico quando un individuo è impegnato in un compito finalizzato. Pensiamo ora al bambino con disprassia, generalizzata e/o verbale, o ad un bambino con disturbo del linguaggio su base disprattica o ad un bimbo con disturbo del linguaggio e difficoltà di coordinazione motoria (DCM).

Il disturbo del linguaggio può quindi essere considerato come Deficit di Integrazione delle Tre Componenti fondamentali per la corretta espressione verbale ovvero:

  1. funzioni esecutive ed emotività;
  2. linguaggio;
  3. abilità motorie.

Considerando ,come detto, il bambino un sistema che funziona solo nell’integrazione di tutte le componenti citate, è indispensabile poter definire un progetto idoneo e garantire una terapia mirata.

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